venerdì 22 maggio 2015

Per la Piana di Sesto

All'ombra dell'inceneritore
e dentro l'urbe
confortate di amianto
è forse il sonno della morte men puro?

lunedì 10 novembre 2014

I poteri fluidificanti degli idranti nella strategia della repressione

Passare dal manganello all'idrante è come passare dalla lancia nel costato ai bombardamenti e i droni: l'aumento della tecnologia nobilita la violenza, con meno sbavature, più pulita, più umana.
Mentre accade questo, qualcuno si inventa il potere fluidificante degli idranti.
Stava parlando di che fluidità? Dinamica o cinematica? (sulla falsariga della viscosità) Astani?

domenica 2 novembre 2014

7 operai della Thyssen come i 7 fratelli Cervi

Dice bene Saverio Tommasi che agli operai che licenziano non si picchia. Eppure è successo ancora una volta, "procedure di mobilità" per 550 lavoratori e sferzate di manganello.
Sembra passata una vita 3 anni fa. Di allora sono rimaste queste considerazioni, integrate con qualche suggerimento stilistico da alcuni compagni, ma rigettandone i tagli di contenuto.
I 7 operai di Torino hanno lottato contro un mostro più grande di loro, come i 7 fratelli Cervi nel '43: allora si chiamava "nazione", ma in realtà era "fascismo"; adesso lo chiamano "mercato", ma è "capitalismo". Uno scroscio di applausi vale più di mille parole.
Lo stesso stanno facendo i loro confratelli lavoratori, che hanno la fortuna/sfortuna di dover soffiare il vento ancora. Non lasciamoli soli.
Anche il numero, che serve a quantizzare un evento o una descrizione, spesso evoca fatti e paragoni inattesi.
[NdΔ: dati di 3 anni fa] In Italia sono 1.040.000 gli infortuni sul lavoro (una persona ogni 60), più di 20.000 invalidi. 1.080 sono i morti sul lavoro nel solo 2010, quanto i militari USA morti in Afghanistan dall'inizio del conflitto (1.368 in 10 anni).
Dove però il numero suggerisce similitudini con le guerre, nella pratica e nella morte vediamo profonde differenze. Un caduto in guerra ha molta più visibilità di un operaio caduto dall'impalcatura: il soldato che torna nel lenzuolo tricolore - con onori, medaglie e pompa magna - accende molto di più l'opinione pubblica e il dibattito politico, ma soprattutto accende la retorica di eroi, patrioti e santi immolati alla patria. La vedova del militare piange suo marito col Paese intero, ma sa che ai suoi figli qualche aiuto - benché misero - potrà darlo con la pensione di guerra ed altre agevolazioni; la vedova dell'operaio si dispera da sola e in silenzio perché non sa domani come dare ai pargoli quel tozzo di pane che manca.
I morti sul lavoro in Italia sono morti invisibili, quasi indolori. Dobbiamo fare i conti ogni giorno con questa strage eterna e silenziosa che non ricorda nessuno perché è scomodo parlarne. Non informarsi attivamente e girare lo sguardo di fronte alla tragedia ci rende complici.

7 OMICIDI BIANCHI ALLA THYSSENKRUPP 
Condanna ai terroristi in giacca e cravatta
17 aprile 2011

Ore 1:30, 6 dicembre 2007, linea 5 stabilimento ThyssenKrupp di Torino: uno spruzzo d'olio bollente in pressione prende fuoco, divampano le fiamme nell'acciaieria e travolgono 7 operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe De Masi. Muoiono tutti nel giro di un mese.
Ore 21:30, 15 aprile 2011: sentenza della Corte d'Assise di Torino, che condanna per omicidio volontario l'amministratore delegato della Thyssen a 16 anni e mezzo di reclusione, e per omicidio colposo aggravato i 4 dirigenti a 13 anni e mezzo e il responsabile dell'area tecnica a 10 anni e 10 mesi.
Gli avvocati della difesa, prezzolati mercenari al soldo dei padroni, sono insoddisfatti della sentenza lamentando un processo politico contro la Thyssen... Ben venga il processo politico! Contro i vassalli del Dio Profitto, schiavisti e assassini di professione per i quali la salute è un optional e lo sfruttamento un must. Una tragedia che "si poteva evitare" e che fa molto più male di quelle inevitabili; l'azienda invece ha fatto di tutto per non evitarla, violando ripetutamente tutte le norme di sicurezza sul lavoro e di prevenzione antincendio.
  1. Estintori vuoti allo scoppio della prima scintilla sulla linea 5, dove alcuni operai stavano srotolando una lastra di lamiera quando un foglio di carta oleata posto a protezione della superficie di metallo prende fuoco;
  2. mancanza di addestramento del personale o di una squadra antincendio;
  3. mancanza di un sistema automatico di spegnimento, fortemente caldeggiato dai tecnici della società di assicurazioni AXA e dai consulenti, ma continuamente posposto, in vista della dismissione, chiusura e trasferimento della linea;
  4. mancanza di qualsiasi prescrizione o specifica scritta o procedurale che indicasse come agire in caso di incendio di “grave entità” (le indicazioni generali dell’azienda consigliavano di provare a spegnere autonomamente con ogni mezzo l’incendio da parte degli operai con gli estintori prima di dare l’allarme);
  5. manutenzione insufficiente, addirittura peggiorata nell’ultimo periodo, con squadre di intervento ridotte che operavano ormai solo sulla riparazione guasti, mentre non si provvedeva più alla sostituzione dei pezzi meccanici rovinati con elementi nuovi, ma col montaggio di pezzi recuperati da altre linee o dalla stessa linea 5;
  6. nessuna interruzione dell’alimentazione elettrica alla pompa oleodinamica anche in caso di attivazione dei pulsanti di emergenza, peraltro fortemente sconsigliata dall’azienda al fine di non interrompere la produzione;
  7. malfunzionamento dei sistemi di sicurezza automatici che avrebbero dovuto segnalare la presenza di carta spuria nell’impianto; 
  8. turni massacranti (i 7 operai lavoravano già da 12 ore, quando lo stress fisico, la prontezza di riflessi e la lucidità nel prendere una decisione sono discriminanti tra la vita e la morte).
Questa sentenza è storica, farà giurisprudenza, sarà un deterrente per chi non metterà al centro della propria attività il lavoratore [NdΔ: e infatti Confindustria è riuscita a non farla passare, altrimenti avrebbe potuto "allontanare gli investimenti esteri dall’Italia e mettere a repentaglio la sopravvivenza del nostro sistema industriale", diceva Marcegaglia]. Chi deciderà di non mettere fondi per la sicurezza sarà un terrorista, forse più elegante, con giacca e cravatta e senza tritolo, ma certamente con lo stesso potenziale esplosivo. Dopo questa sentenza non esisteranno più le morti bianche, ma solo gli omicidi bianchi, quelli per cui la sicurezza è un costo eventualmente non affrontabile.
Incassiamo una vittoria che possa evitare il ripetersi di queste sciagure, che trasformi i grandi disastri in piccoli incidenti, che faccia ripartire il dibattito politico, troppo spesso dominato da un'agenda demenziale o peggio ancora dannosa per i lavoratori, dimostrandosi ancora una volta asservita alla Confindustria. Incassiamo una vittoria affinché l'Italia smetta di essere campo di sterminio dei lavoratori. Incassiamo una vittoria dalle lacrime giuste e dall'amara contentezza, consci però che non c'è nessun Aldilà che possa ripagare gli operai dell'Inferno subìto in vita, e nessun pensiero che possa restituirli alle famiglie. Rivolgiamo il più profondo cordoglio e rispetto ai familiari delle vittime, che hanno dato prova di grande senso civico, nonostante la strafottenza di un'azienda che ha tentato perfino di inquinare le prove e di negare l'evidenza.
Ci preme tantissimo comunicarvi questa vittoria perché troppo spesso queste morti non sono solo sottaciute, ma rimangono impuniti i responsabili, seppur noti. Giustizia è fatta? Vedremo, aspettiamo l'appello [NdΔ: e infatti ha ribaltato la sentenza: per com'è costruito il diritto difficilmente va a favore degli operai].
Il nostro ruolo però non si ferma alla semplice informazione. La fermezza della mobilitazione è stata decisiva per questo processo in cui, per la prima volta, ai businessmen è contestato il reato di omicidio volontario. Teniamo alta la guardia, c'è ancora tanta strada da fare e ci sono ancora i processi di Viareggio, Umbra Olii, Eternit, Cisterna Killer a Capua [NdΔ: ci ho pianto allora davanti la tv] e altri ancora.


È ancora più importante creare a monte una cultura delle regole e della sicurezza sul lavoro nella scuola e nelle università: in queste tragedie sono sempre coinvolte la compiacenza e la negligenza non solo di dirigenti d'azienda e boriosi manager, ma anche di ingegneri o consulenti chimici e fisici - magari nostri ex-compagni di studi - che calpestano il proprio codice deontologico nel modo più disumano possibile.
[NdΔ: altrimenti, come disegnò Vauro, più applausi si faranno e più bis verranno richiesti]

martedì 7 ottobre 2014

Me ne vado

Premessa: mia sorella ora ha una cagna. Ci pensa solo mio padre però.
Vedi quindi il padre e la cagna andare a spasso, a farsi compagnia a vicenda e non capire chi è il più solo dei due.

Me ne vado.

Hanno già trovato modo di sostituirmi.
Per un coniglio, un roditore.
Da toporobby a quasi topo, tristezza.
Allora abbandono i litigi, le alzate di voci, le urla, i vittimismi che ti permettono di vincere una discussione in modo scorretto.
Le incazzature, i mezzi pianti e le lacrime inutili.
Io mio padre devo trattarlo da handicappato qual è, non è in grado di tenere una discussione.
Io solo col ragionamento, tentando di essere più imparziale possibile e ammettere gli errori dove sono stati o comunque dove non so se ci sono stati ma con probabilità, regalandomi il beneficio del dubbio.
E lui invece ad affrontare le discussioni con il sentimento, le passioni, che per quanto possano essere nobili e per quanto possa affrontare con sacrifico questa vista di merda che gli dà soddisfazioni solo tramite la famiglia e non tramite se stesso, fa i peggiori sgambetti condizionandoti psicologicamente.
Mio padre fa parte di quella schiera, dei Leonardo, delle Priscilla, delle Sara e dei Daniele, quelli che non sanno entrare in argomento ma fanno di tutto per vincere.
La genia di quelli che non entrano nel merito, ecco tutto. A me piacerebbe sedermi a un tavolo insieme, in cui non si sa mai come va a finire la discussione e a singolar tenzone ce le diamo di SANTA RAGIONE. SOLO di Ragione. Non utilizzando trucchi e colpi sotto la cintola, dal fare appello ai buoni sentimenti alle fallacie di brutta china agli argomenti ad uomo all’appello al passato alle argomentazioni a catena.
Vorrei un mondo in cui tutti fossimo dotati dei RUDIMENTI di logica e fossimo SENZA retorica. I fatti, non le pugnette.

Invece no. Siamo peggio. Siamo FUORI dal processo decisionale.
Mio padre o qualcun altro previo suo consenso quasi vincolante ha comprato un coniglio a mia sorella. Questo genitore ha una strategia molto fine: poiché il fratello di questa sorella se ne va da casa per studiare (perché in casa l’ambiente è inadatto e perché il centro dei suoi interessi sta altrove), allora subito ha trovato un modo per sopperire a questa mancanza.
Il fratello, com’è noto, che fece addirittura il funerale al Signor Rossi a bordo water, il Grande Salto nel Grande Blu, vede gli animali in casa già morti.
Le persone sono animali? Sì, le persone sono animali. E allora? Ci ho fatto l’abitudine.

D’una furbizia estrema. Visto che a giorni (una settimana esatta) non godrai più di questi lidi, allora la tua decisione non conta più quindi faccio automaticamente. Il fratello avrebbe preferito delicatezza. Sarebbe stato molto meglio avvisare. Dire: “Guarda, visto che te ne vai in questa casa non conterai più niente. Io, per sopperire alla tua mancanza e visto che sono un fine psicologo, ho pensato di regalare un animaletto a tua sorella. Visto che ella non ha la responsabilità di tenersi un cane (portarlo a spasso, ammaestrarlo, etc.), facciamo una prova con un animale essenzialmente passivo, quasi una pianta, un coniglio che reagisce solo se è in pericolo, privo dell’autonomia di cui gode un gatto e privo dell’affetto di cui godrebbe da un cane.”
“Tu hai voluto fare troppo il gatto e poco il cane. Ho dovuto sopperire con la bestiola per non alterare i fragili equilibri domestici. Sai quanto è complicato da questa parte della barricata, spero mi comprenderai.”


La telefonata che avrei voluto avere alias me ne vado alias peggio di un coniglio.

[Postilla: ho cambiato telefono per assecondare i capricci familiari (gli equilibri domestici sono complicati, meglio concedere su una stronzata del genere che cedere su altre) e perché un telefono con un’agenda può fare molto comodo.]

“Mi conosco: non posseggo prontezza polemica, l'avversario mi distrae, mi interessa più come uomo che come avversario, lo sto a sentire e rischio di credergli; lo sdegno e il giusto giudizio mi tornano dopo, sulle scale, quando non servono più.” (VANADIO, Il sistema periodico, pag. 222, Primo Levi, Einaudi tascabili)

lunedì 21 aprile 2014

L'invidia del dado

dedicato a Pasquale, Luca, Alessio, Francesco, Marco


Non diventi grande quando ti paghi la casa da solo.
Non diventi grande quando fai una lavatrice.
Né diventi grande quando hai troppe responsabilità e impegni.
O quando ti trovi a scegliere quale promessa puoi mantenere.
Quando lavori in modo dequalificante.
Né quando il tuo orizzonte di speranze si ferma all'altroieri.
O quando l'universo ti odia e tutti sono complici, te compreso.

Diventi grande sconfitto nella sacra virtù dell'invidia, che tutto coglie e tutto muove. Quando vuoi qualcosa ma non ce l'hai, e invece di desiderarla con tutto te stesso ti rassegni. Grandissimo è quel monaco svuotato di qualsiasi brama.
Diventi grande quando ti si spengono gli occhi a vedere dadi poliedrici, solidi platonici che hanno riempito metà della tua esistenza rotolando.
Diventi grande quando gli stessi dodecaedri simmetricissimi, che tutto muovono e tutto colgono (vedi prologo), li osservi con distacco.

Questa etica della privazione fa schifo.
Bisogna volere tutto e prenderselo.

Voglio tornare a giocare.

venerdì 7 febbraio 2014

La rivincita dei fratelli Mattei

EDIT: un pensiero particolare a Claudio, Dea, Lorenzo (ero convinto di averlo scritto)


A 70 anni dal sacrificio di Gianfranco Mattei mi premeva scrivere qualcosa. In verità molto poco di quanto meriterebbe.
Forse gli effetti sono eccessivi, ma il video ha il pregio di essere autoesplicativo e unisce immagini difficilmente reperibili, una biografia chiara e anche alcune considerazioni che non sapevo. Ringrazio quindi Eleonora Giordano per la composizione. (la formula finale è per il metodo di bisezione?)


Lascio a ognuno le proprie considerazioni.


Intanto c'è la proposta di intitolare a Teresa e Gianfranco Mattei la Casa dello Studente di Val di Rose a Sesto Fiorentino (FI), proprio dove adesso c'è la didattica di Chimica e il Dipartimento.

Segnalo inoltre che il Dipartimento di Chimica "Ugo Schiff" propone all'unanimità al Senato Accademico dell'Università degli Studi di Firenze di intitolare un'aula a Gianfranco Mattei nel Plesso Didattico di Via Gino Capponi, 9. (vicino via Laura, dove c'era l'Istituto di Chimica Organica)
Potrebbero chiedere lo stesso gli scienziati della formazione per Teresa Mattei per via Laura (dove un tempo c'era lettere, filosofia, scienze politiche)...
Vi mando anche un elenco delle fonti utilizzate e la mozione che i rappresentanti degli studenti del Dipartimento (Collettivo di Polo - Collettivo di Scienze www.collettivodiscienze.org ) avevamo preparato, le motivazioni dei quali sono state accolte dal Consiglio.

Certo, non è abbastanza. Non è mai abbastanza. Un mattone in più nella toponomastica, così parca nei confronti di questi personaggi, non può però che far bene a queste terre, agli studenti e alla comunità accademica tutta.
Teresa e Gianfranco, la lezione non si fermerà!

*** FONTI ***

Egregio Direttore Prof. Luigi Dei,
siamo i rappresentanti degli studenti del Consiglio di Dipartimento di Chimica.

Inviamo la mozione che avevamo preparato per la scorsa adunanza del Consiglio, potenzialmente utile per la stesura della delibera.

Segnaliamo, per approfondimenti biografici, i seguenti collegamenti:
Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia: http://www.ultimelettere.it/ultimelettere/ultimelettereanagrafe.php?ricerca=266&presentazione=1
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/gianfranco-mattei/
tesi della Dott.ssa Patrizia Pacini su Teresa "Teresita" Mattei, sorella di Gianfranco e ultima madre costituente: www.consiglio.regione.toscana.it/cpo/upload/pubblicazioni/pub75.pdf [c'è un approfondimento anche su Gianfranco]

Segnaliamo anche:
pubblicazione Nasini, Natta, Mattei: www.giulionatta.it/pdf/pubblicazioni/00128.pdf altre pubblicazioni si trovano, ad es., su Scholar. (in tedesco)
brevetti con Natta e Bartoletti: http://www.giulionatta.it/ITA/parte_II_brevetti_02.html
le leggi razziali, la resistenza e i chimici italiani, articolo su "l'Alambicco", rivista di divulgazione chimica: http://www.alambicco.unito.it/A/Gen11/6_1.html
lapidi alla memoria: Milano http://www.chieracostui.com/costui/docs/search/scheda.asp?ID=1139&myword=gianfranco , Roma http://www.chieracostui.com/costui/docs/search/schedaoltre.asp?ID=10519&myword=gianfranco , Firenze http://it.wikipedia.org/wiki/Via_della_Colonna#Lapidi
Ringraziamo per l'attenzione.
---
i rappresentanti degli studenti del CdD Chimica "Ugo Schiff"

*** MOZIONE ***


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ALL'ATTENZIONE DI
Consiglio di Dipartimento
del Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff”
Università degli Studi di Firenze

OGGETTO: INTITOLAZIONE AULA DEL PLESSO DIDATTICO DI VIA CAPPONI A GIANFRANCO MATTEI

Egregi consiglieri,
in merito al punto 10ter dell'Ordine del Giorno del Consiglio di Dipartimento odierno (15 gennaio 2014) intendiamo, come componente studentesca, esprimerci per l'intitolazione di un'aula del Plesso Didattico di via Gino Capponi, 9, a Gianfranco Mattei. Il 7 febbraio p.v. cadranno 70 anni dalla sua prematura scomparsa.
Ci preme delineare un profilo del personaggio.

Gianfranco Mattei fu chimico, docente e partigiano. Fu fratello di Teresa “Teresita” Mattei, la più giovane costituente, scomparsa nel marzo dello scorso anno.
Gianfranco nacque da famiglia ebraica a Milano nel 1916. La famiglia si trasferì a Bagno a Ripoli nel 1933. A Firenze sostenne la maturità al liceo classico “Michelangiolo” e si laureò in Chimica presso l'Università degli Studi nel 1938 col massimo dei voti.
Ottenne una borsa di studio presso il gruppo di Giulio Natta (Nobel per la Chimica nel 1963, dedicato a Gianfranco) all'Istituto di Chimica Industriale del Politecnico di Milano. Successivamente fu nominato assistente incaricato e dal 1° dicembre 1940 divenne professore incaricato per Chimica Analitica mantenendo entrambi gli incarichi fino al 1943, quando si trasferì a Roma. L'attività scientifica di Gianfranco è documentata da 17 pubblicazioni e 2 brevetti, sullo studio della struttura e l'orientamento di molecole polari e la messa a punto di nuovi detersivi sintetici.
Si unì alla Resistenza nelle formazioni dei GAP. A Roma allestì con Giorgio Labò la “santabarbara” dei gappisti, organizzando e conducendo numerose manovre di sabotaggio. Con Gianfranco la produzione delle bombe migliorò nella qualità e nella quantità, fabbricando anche nuovi tipi di ordigni. Fu arrestato dalle SS il 1° febbraio 1944 (pare su delazione di una spia fascista) e incarcerato a via Tasso. Torturato, nella notte tra il 6 e il 7 febbraio del 1944, per non tradire i compagni, s'impiccò nella sua cella usando la cintura dei pantaloni.
Prima di morire, scrisse con un mozzicone di matita sul retro di un assegno bancario una lettera ai genitori: “Carissimi genitori, per una disgraziatissima circostanza di cui si può incolpare solo il fato avverso, temo che queste saranno le mie ultime parole. Sapete quale legame di affetto ardente mi lega a voi, ai fratelli ed a tutti. Siate forti sapendo che lo sono stato anch'io. Vi abbraccio, Gianfranco.”

Le motivazioni per intitolare un'aula a Gianfranco Mattei sono molteplici:
- Si spese per la libertà e i diritti di tutte e tutti senza nulla chiedere in cambio, in un'Italia che in quel momento li ripudiava e li braccava perché di origine ebraica. Si oppose al regime fascista sia nelle parole che nei fatti, più volte mettendo a repentaglio la propria esistenza e arrivando perfino all'estremo sacrificio.
- È un personaggio molto legati alla nostra città: si diplomò presso il Liceo Classico “Michelangiolo” in via della Colonna; si laureò proprio nell'Ateneo fiorentino.
- Sottolineiamo che la toponomastica è stata molto parca nei suoi confronti: non ci sono infatti ad oggi vie/strade/piazze a lui dedicate se non un vicolo cieco a Bagno a Ripoli.
- Già lo stesso edificio ospitò in uno dei suoi locali, per intercessione del prof. Sacconi, l’emittente partigiana clandestina “Radio CoRa”. I nazisti in ritirata facevano terra bruciata e gli accumulatori presenti nell’istituto permisero il prosieguo delle trasmissioni nonostante la distruzione delle centrali elettriche.
Per tutti questi motivi, pensiamo che sia non solo giusto ma doveroso intitolare un'aula del Plesso a una figura così importante eppure così poco conosciuta tra la comunità accademica, ritenendola archetipo dei valori costituzionali e fulgido esempio morale e civile e di abnegazione per gli ideali.
Chiediamo che il Consiglio di Dipartimento faccia proprie queste motivazioni e si adoperi nelle sedi opportune all'intitolazione dell'aula.

firmato
I rappresentanti degli studenti del Consiglio del Dipartimento di Chimica

lunedì 7 ottobre 2013

Mi dispiace, pensavo fosse uno studente [FALLACIE LOGICHE]

Una nota professoressa mi invia questo messaggio: "Mi dispiace sembra che il suo numero sia identico a quello di uno studente."
È un invito implicito a smettere gli studi? Non lo so.
Però Le giuro che la prossima volta non entrerà nel merito delle discussioni e le liquiderà in modo stizzito mi farò sentire.
...
Mal sopporto le fallacie logiche, impariamo insieme a individuarle e smontarle.
http://www.fallacielogiche.it/index.php
http://www.anticatechismo.it/cms/piccolo-manuale-di-umanesimo-ateo/

domenica 1 settembre 2013

Sbarazzarsi dell'ateismo

Ho felicemente annullato la mia iscrizione alla lista di distribuzione di ateismo@googlegroups.org, a cui ero iscritto dal 18 aprile 2010.
Cancello così 5.158 conversazioni, la stragrande maggioranza delle quali (sopra il 90%) non lette.

Mi piacerà ricordarla così, con uno sberleffo pieno di speranza per il futuro e la Breccia di Porta Pia 2.0 nel 20 settembre 2020. (i VERI 150 anni)


Un abbraccio.

mercoledì 20 febbraio 2013

Ritocchi

Piccoli ritocchi evidenti.
Lo sfondo: preso da pattern8 e votato al color melanzana.
La larghezza: da meno di 600 px a 880 px. Se qualcun* utilizza risoluzioni più basse lo scriva nei commenti che cambio.
Ciao.

sabato 1 dicembre 2012

Alogeni, Calcogeni, Pnicogeni, e poi?

Ci sono gli alogeni.
Ci sono i calcogeni.
Ci sono gli pnicogeni.
E poi? Come si chiamano gli elementi del gruppo 13 (IIIA) e del gruppo 14 (IVA)? Fatemi sapere se lo sapete!